Il Lamento di Jaroslavna: un lirismo paganeggiante

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Due splendidi testi alto medieovali russi mostrano con chiarezza come le giovani nobildonne potessero provare e manifestare la più profonda passione nei confronti del beneamato in un clima psicologico ancora impregnato di paganesimo. Trattandosi poi di documenti di elaborazione squisitamente letteraria, è lecito pensare che tale attitudine avesse visto la luce nella prima società slava, mettendo le basi di una delle tipologie nascenti (ma ben presto soffocata) delle strutture mentali dell'Est europeo.
Sebbene divise da oltre due secoli, entrambe le evocazioni costituiscono una sorta di "incantesimo", canto d'amore e canto funebre, con il quale due giovani donne piangono la morte o perlomeno la temporanea sparizione del loro cavaliere, dello sposo.

Dal secolo XII ci giunge il lamento di Jaroslavna, principessa che piange la disfatta del consorte, il gran principe Igor', contro i nomadi della steppa.



Cantano le lance sopra il Dunaj (1)
echeggia fino a me la voce di Jaroslavna come il cuculo chiama alla terra estrania fin dal mattino.
Volerò, dice, lungo il Dunaj come il cuculo.
Nel Kajaly (2) immergerò la mia manica di castoro
Detergerò le piaghe sanguinose del principe sul suo corpo robusto
Piange all'alba dal baluardo a Putivl' Jaroslavna dicendo:
O vento, venticello! Perché, o signore, soffi con tanta violenza?
Perché sollevi le saette unghere sulla tua ala noncurante contro i guerrieri del mio sposo?
Non ti basta soffiare in alto sotto le nuvole e dondolare i navigli sul mare azzurro?
Perché, o signore, hai sparso la mia gioia sull'erba verde della steppa?
Piange all'alba dal baluardo di Putivl' Jaroslavna dicendo:
O Dajeper, figlio di Slavuta (3) t'inoltrasti fra i monti petrosi attraverso la terra cumana.
Fino all'orda di Kobjak tu cullasti su te i vascelli di Svjatoslav.
Fino a me, o signore, culla il mio sposo sui flutti, che io non mandi al mattino lacrime a lui verso il mare.
Piange all'alba dal baluardo a Putivl' Jaroslavna dicendo:
Chiaro sole, tre volte chiaro! a tutti caldo e bello tu sei.
Perché, o signore, vibrasti il tuo raggio ardente sui guerrieri del mio sposo, gli archi nell'arido campo seccati a loro d'arsura e d'angoscia ne serrasti i turcassi?

1) Dunaj è il nome russo del Danubio
2) Piccolo fiume che sfociava sul mare e sul quale fu combattuta la battaglia
3) Lo Slavuta è un affluente

Poema sontuoso della passione e dell'amore, il threnos di Jaroslavna rimane di ispirazione affatto pagana. La giovane principessa non invoca il soccorso della chiesa o del dio cristiano, e se ombra di cristianesimo appare è accenno fugace quanto indiretto; sono pagani i Cumani che hanno sconfitto il suo sposo. Viceversa in ogni evocazione compaiono la forza e la potenza degli elementi e della natura, il Vento e il Sole, le antiche divinità degli Slavi.

Né è invocando il dio cristiano che nel secolo XIV si leva il pianto di Eudoesia per la morte del marito Dmitrij Donskoj, ma neppure in esso si rinnova se non molto debolmente il culto votato dagli Slavi alle forze della natura. è questo però un canto d'amore d rara bellezza nel quale si traduce l'altissima dignità del legame che unisce gli sposi.

"Perché sei morto, mio amato, mia vita, lasciandomi vedova e sola? Perché non mi parli? Fiore mio bellissimo, perché di buon'ora appassisci? Perché, Signore, non mi guardi, non parli a me? Di già mi hai dimenticata? Perché non getti uno sguardo gioioso su di me e sui figli? Vecchie vedove consolatemi, e voi, giovani vedove, compiangetemi, perché il dolore di una vedova è il più amaro di tutti".

Come non ripensare alla "Lode al santo principe Lazzaro", intessuta nel 1402 da una principessa serba fattasi poi monaca di clausura con il nome di Eufemia? Celebrando la memoria dell'eroe morto alla battaglia di Kosovo (1389) ella gli rivolge un'ultima preghiera grondante di passione: "Placa la tempesta furiosa della mia anima e del mio corpo"
Risalendo nel tempo ritroviamo un non dissimile impeto amoroso apparentemente sublimato in sacrificio della vita. Questo è almeno quanto sembrano suggerire i riti ottemperati negli strati superiori della società slava precristiana alla morte del capofamiglia.


Tratto dal "Canto della schiera di Igor"

L'indomani un'aurora di sangue annuncia la luce. Nere nubi avanzano dal mare, vogliono oscurare i quattro soli, dentro vi fremono fosche saette. Dovrà scoppiare una possente tempesta, dovrà scrosciare una pioggia di frecce dal grande Don! Qui le lance si spezzeranno, andranno in pezzi le spade contro gli elmi cumani, sul fiume Kajala, presso il grande Don!